Sepsi

Coordinatore: S. Livigni
Consiglieri: M. Pozzato, A. Roglan
rev. 0 - 06.10.2010

Stato dell'arte

La sepsi, spesso conseguenza di traumi, interventi chirurgici, ustioni, rappresenta una condizione clinica di non facile diagnosi e decorso ingravescente. La sua gestione è complessa, basata sull’integrazione e l’interazione di competenze e metodiche terapeutiche diverse. Si tratta di una patologia in costante aumento, legata al progressivo invecchiamento della popolazione, all’aumentata percentuale di soggetti immunocompromessi, alla diffusione di procedure invasive di diagnosi/monitoraggio di pazienti critici, all’incremento della resistenza agli antibiotici.

L’evoluzione della sepsi riconosce tre stadi consecutivi, distinguibili sulla base della progressione e della gravità della patologia: sepsi, sepsi severa,  shock settico. Quest’ultimo costituisce la più grave e spesso terminale complicanza con il coinvolgimento di più organi (MOF, Multi Organ Failure), ed è associato a una mortalità intorno al 65%.

In corso di sepsi esiste uno stato dinamico oscillante fra immunoparalisi ed esagerata risposta infiammatoria, con produzione “eccessiva” di mediatori in grado di provocare un danno cellulare irreversibile. Il trattamento tempestivo della sepsi, basato sulla rimozione di tali mediatori con il ripristino della corretta risposta immunitaria, permette di aumentare notevolmente le possibilità di sopravvivenza.

In questa ottica, l’impiego della CPFA (Coupled Plasma Filtration Adsorpion), costituita dall’associazione tra plasmaferesi e adsorbimento su resina, consente di ottenere risultati positivi nella rimozione di citochine pro- e anti-infiammatorie, interrompendo il processo a cascata verso lo shock settico irreversibile.

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