Stabilità Cardiovascolare

Negli ultimi anni, il progressivo aumento dell’età media dei pazienti uremici cronici in trattamento sostitutivo e dei fattori di comorbidità, in particolare diabete e cardio-vasculopatie, ha determinato un significativo peggioramento dello stato clinico e della tolleranza cardiovascolare intradialitica. La prospettiva di prevenzione in questo campo è costituita dall’attuazione di metodiche di tipo convettivo e dalla reale personalizzazione del trattamento.

Uno dei problemi fondamentali da risolvere è rappresentato dall’effettivo mantenimento di un corretto bilancio del sodio e dalla stabilizzazione del volume circolante in corso di trattamento. In questo ambito sono stati proposti diversi approcci, dal semplice bio-feedback del volume ematico a sistemi di profiling integrati a feedback, finalizzati al mantenimanto di osmolarità e volumi costanti, predeterminando contemporaneamente il bilancio del sodio. Altri approcci cercano di prevedere l’insorgenza delle ipotensioni intradialitiche mediante l’uso di segnali in continuo quali la saturazione di ossigeno.

Oltre a questo, la letteratura suggerisce come le metodiche convettive siano più efficaci nel prevenire gli episodi di instabilità cardiovascolare rispetto a quelle diffusive. Molti sono i fattori che possono spiegare il diverso comportamento emodinamico osservato: per esempio differenze nel bilancio del sodio e in quello termico, rimozione di molecole vasoattive a medio-alto peso.

Dati recenti suggeriscono come un vantaggio aggiuntivo in termini di stabilità cardiovascolare intradialitica sia costituito dall’eliminazione dell’acetato dal bagno di dialisi e dai liquidi di sostituzione. In effetti, l’acetato sembra coinvolto, direttamente o indirettamente, nell’insorgenza di vari effetti collaterali, come ipossia, vasodilatazione e aumento della produzione di mediatori di flogosi come le citochine.

Il miglioramento della stabilità cardiovascolare intradialitica continua a essere, oggi, una sfida costante per il nefrologo. Fortunatamente la ricerca clinica e l’industria continuano a mettere a disposizione sempre nuove armi da sfruttare per migliorare la unphysiology del trattamento sostitutivo. Tutto questo (convezione, assenza di acetato, bio-feedback) in pazienti anziani, diabetici e cardiopatici, assume sempre maggiore importanza, con l’obiettivo di ridurre la frequenza di sedute a scarsa efficienza, perché gravate da continue riduzioni della pressione arteriosa o da improvvisi e gravi collassi intradialitici.



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